Birthdate
Si vive una volta sola. O forse no?
di Lance Rubin
Denton Little è sopravvissuto e non sa perché proprio a lui sia capitato questo straordinario destino Tutti lo cercano. La sua famiglia, il suo migliore amico Paolo, e Veronica, la ra­gazza che non riesce a togliersi dal­la testa. Persino la polizia lo sta cercan­do. Lui è la prova vivente che è possibi­le scampare alla propria data di morte e il Governo pre­ferirebbe ucciderlo piuttosto che am­mettere l’anomalia del sistema. Tra fughe rocambolesche, amici e amori im­possibili, Denton cerca di salvare gli amici e smascherare i nemici. Ma come si comporterà ora che la morte può incombere in ogni momento?
1 recensioni
6 voti
magixludo
22/11/2017 20:24:19
Recensore livello: base
Recensioni fatte: 2
Mi piace ottenuti: 2
“Infuriati, infuriati contro il morire della luce...”
La trama scorre logica e lineare; il secondo volume presenta un po’ di azione in più rispetto al primo, ma i colpi di scena restano intuibili. Tuttavia, l’autore tiene alta la tensione: anche se la sorte di Denton è nota, resta un’incognita quella degli altri. In questo genere di libri (in cui ci sono netti introduzione-sviluppo-conclusione) diventa quindi essenziale la caratterizzazione dei personaggi, Lace Rubin centra il bersaglio creando un protagonista simpatico e sveglio. Denton non annoia, è divertente leggerne pensieri e peripezie, ma non manca di difetti, anzi… Ci sono stati tratti del suo carattere che non ho sopportato e volte in cui gli avrei tirato volentieri qualcosa in testa, a lui e al suo amico Paolo. Infatti, nonostante la narrazione in prima persona, i personaggi secondari non vengono dimenticati e al lettore viene offerta una loro buona conoscenza, sufficiente a decidere chi amare e chi odiare. Su qualcuno si potrà cambiare opinione nel corso della storia, altri si riconfermeranno come sono apparsi la prima volta, ma ognuno ha un ruolo da svolgere e nessuno viene citato “tanto per”. Alla fine di tutto, sono rimaste le mie perplessità sulla data di morte. Il conflitto “data di morte sì/data di morte no” è trattato realisticamente: i grandi ideali proposti da ambedue gli schieramenti piano piano si mostrano per l’infima verità che sono, ma non mi è piaciuto come sia stato liquidato l’aspetto scientifico. Comprendo non si tratti di un testo divulgativo, ma scrivere solo che le date di morte si calcolano con “un misto di statistica e astrologia” non è sufficiente; anche quando usa termini tecnici, l’autore resta vago. Non avrei chiesto ulteriori spiegazioni se il mondo in cui è ambientata la vicenda avesse fatto mirabolanti progressi tecnologici, ma i personaggi usano la tecnologia odierna. In ogni caso, questa è solo una mia personale perplessità che non pregiudica la godibilità del racconto, ma che mi sembrava giusto scrivere per completezza. Oltre al dibattito sulla data di morte, l’autore fa riflettere su altro: senza fare spoiler, un personaggio sostiene che difenderà il concetto di base perché giusto per la massa, ma vuol fare un eccezione per sé, pur continuando a supportare tale concetto come migliore. Quante volte nella vita di tutti i giorni si è sentita una simile contraddizione, assumendo che di contraddizione si tratti? La voce narrante resta quella di un ragazzino, quindi una risposta (ammesso ce ne sia una) non arriverà mai, in favore di parentesi su quanto sia bello fare sesso/fumarsi le canne (no, a dispetto di quanto sembra dire il libro, non è questa la soluzione a ogni problema!). In conclusione, non rimpiango la lettura e proporrei la dilogia a sedicenni/diciassettenni perché è divertente e li farà riflettere senza che si impegnino troppo. Ai più grandi, la consiglierei solo se si cerca leggerezza per staccare, con la consapevolezza di non aspettarsi il prossimo Nobel per la letteratura.

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